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MARMO STORIES

Dal blocco alla lastra: la lavorazione della pietra naturale

Ogni meraviglioso pavimento, rivestimento per pareti e componente d’arredo in pietra naturale preziosa esisteva, prima di questa forma attuale, sotto forma di lastra e prima ancora di blocco.

Le superfici e i piani in pietra naturale preziosa posseggono una bellezza autentica a prestigiosa. Da sempre, materiali come il marmo vengono impiegati nell’architettura e nell’arredamento d’interni. Sono, per eccellenza, il simbolo di un interior ed exterior design lussuoso, raffinato e ricercato.

Ma come si ottiene una superficie di questo genere? Quali sono le lavorazioni che occorrono per ricavare da un blocco di pietra molteplici lastre preziose che serviranno per creare piani e superfici?

Le lavorazioni a cui il blocco deve essere sottoposto sono tre: la coibentazione, la segagione e la finitura e, prima di qualunque lavorazione, ogni nuovo blocco di pietra necessita di una revisione attenta, una prima “ispezione” durante la quale bisogna assicurarsi che la forma dello stesso sia adeguata.

È necessario verificare che il blocco di pietra presenti una forma squadrata. Se il blocco non risulta essere “a piombo”, non potrà restare in equilibrio durante la segagione e potrebbe causare la rottura delle lastre e dei macchinari. Ogni lavorazione richiede attenzione e segue regole precise.

Terminata questa prima “ispezione”, vediamo insieme e nello specifico quali sono le lavorazioni che vengono eseguite sul blocco per ricavarne le lastre.

La prima lavorazione è la coibentazione.

La coibentazione

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Se il blocco di pietra preziosa presenta difetti, la prima lavorazione a cui viene sottoposto è la coibentazione. Si tratta di un processo fondamentale perché va a rinforzare il blocco nelle sue parti più deboli, per far sì che la segagione proceda correttamente e che le lastre non presentino troppe rotture. Il processo di coibentazione avviene tramite l’utilizzo di speciali resine che vanno a riempire e consolidare eventuali fessure e punti deboli presenti nel blocco.

Esistono differenti tecniche di coibentazione: quella manuale, la light, la medium, la strong, quella sottovuoto, quella eseguita con pannelli e quella con stuoia alveolare. Non esiste una regola fissa per stabilire quale tipologia di rinforzo attuare, a seconda del blocco si decide quale mettere in atto o quali di queste combinare.

Si passa, poi, alla segagione: la lavorazione in cui si taglia il blocco di pietra per ricavarne le lastre.

La segagione

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La segagione può avvenire con diverse tecniche e macchiari: a multifilo, a telaio normale, a telaio con lame inox oppure a telaio diamantato. La scelta della modalità di segagione dipende, innanzitutto, dalla tipologia del materiale da lavorare. Ad esempio, il marmo viene tagliato sempre a telaio normale, i marmi bianchi a telaio inox mentre le quarziti e i graniti vengono tagliati a multifilo. Si applica, poi, la segagione a multifilo su tutti i marmi con un grado di durezza elevato.

Il blocco di pietra può essere segato al contro o al verso della vena. Si tratta di due tagli differenti, attraverso i quali è possibile ottenere due lastre dall’aspetto completamente diverso e opposto. Nel caso di un materiale venato, le lastre ottenute con taglio al contro presentano delle vene ben definite, mentre quelle risultanti dal taglio al verso avranno un aspetto nuvolato.

Ogni blocco può essere tagliato sulla base delle esigenze del progetto specifico e da ogni blocco si possono ottenere lastre di diverso spessore, da due centimetri a un metro al massimo.

Una volta tagliate le lastre, ha avvio la finitura, terza e ultima lavorazione.

La finitura

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La finitura è strutturata in più passaggi e segue percorsi differenti, a seconda del materiale lavorato e del suo stato.

Il primo passaggio consiste nella retinatura per rendere le lastre più resistenti. Essa può essere effettuata con differenti materiali: velo vetro, garza e stuoia a diverse grammature. Questi supporti vengono incollati sul retro della lastra e conferiscono appunto maggior resistenza al materiale, necessaria soprattutto in fase di movimentazione.

Il secondo passaggio dipende dal tipo di materiale in lavorazione e il terzo è strettamente connesso alle lavorazioni che avvengono durante il secondo.

Se si tratta di quarziti occorre, innanzitutto, valutare le lastre. In caso di rotture, si procede con una resinatura su piano grezzo e, successivamente, con la prima levigatura e con la ri-resinatura. Se, al contrario, la lastra di quarzite risulta sana si procede con la levigatura delle lastre e con la resinatura del piano. Se il materiale presenta problematiche importanti, si può arrivare a resinare il piano della lastra anche tre volte, per far sì che risulti alla fine privo di difetti superficiali.

Se è marmo, il materiale in lavorazione, occorre valutare se le lastre dopo la retinatura sono o meno da sgrezzare.

Le lavorazioni che è possibile effettuare, giunti a questo punto sono diverse: si può decidere di acidare le lastre per coprire alcune imperfezioni (per esempio presenza di vene di ruggine), oppure di trattarle con dei prodotti protettivi o ravvivanti per migliore l’estetica della pietra, oppure di non effettuare ulteriori lavorazioni e passare alla lavorazione successiva.

Il quarto ed ultimo passaggio è la finitura, vera e propria. Questa può essere, su richiesta del cliente e a seconda del materiale: lucida, levigata a diversi gradi, satinata a diversi gradi, bocciardata, sabbiata, fiammata, oppure con un pattern geometrico sulla superficie.

Una volta terminata la finitura, si procede con l’applicazione della cera, che può essere di diverse tipologie in base al risultato che si vuole ottenere, e del nylon, che occorre per evitare che la superficie possa graffiarsi in futuro.

Il risultato delle lavorazioni sul blocco sono grandi e favolose lastre, dai colori sgargianti e luminosi. Sono grandi porzioni di bellezza, pronte per essere lavorate e impiegate come materiale naturale nella costruzione di nuovi ambienti straordinari.

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